Ogni anno dopo il suono dell’ultima campanella di giugno, si ripete la stessa scena in migliaia di case italiane: il professore di italiano assegna tre libri da leggere come compito estivo e i genitori si preparano alla battaglia. “Mio figlio non legge, sarà impossibile fargli finire tre libri.”
Far leggere i ragazzi in estate è davvero una missione impossibile? Non secondo chi lavora ogni giorno in classe con gli adolescenti. La chiave, spesso, non è cosa si legge ma come la lettura viene proposta.
Perché i ragazzi sembrano non amare la lettura
Proporre un libro da leggere a un adolescente come obbligo scolastico è una sfida, ma può non essere una missione impossibile se curiamo il modo della proposta. Il primo errore da evitare è presentare la lettura come un contenuto da imparare, invece che come una storia in cui riconoscersi. I ragazzi, in realtà, leggono moltissimo nella vita quotidiana: messaggi, post, chat, contenuti brevi e immediati. Testi che si collegano a una dinamica velocissima di stimolo e reazione. Il romanzo richiede però un tempo diverso, più lento, in cui lasciarsi coinvolgere pagina dopo pagina.
La persuasione funziona raramente quando la lettura è assegnata come un obbligo. Sappiamo quanto gli adolescenti sono sensibili a tutto ciò che percepiscono come imposto. La strategia più efficace è spostare l’attenzione su ciò che un ragazzo può trovare dentro un libro. Ogni adolescente attraversa, in modi diversi, esperienze universali: il bisogno di essere accettato, il timore di sentirsi inadeguato, il conflitto e la ricerca della propria identità. Sono esattamente le emozioni che attraversano i classici più antichi. Nell’Iliade un ragazzo può riconoscere il desiderio di Achille di essere visto e riconosciuto; nel dolore di Didone o nel dubbio di Amleto non impara solo mitologia o storia della letteratura, ma qualcosa sull’essere umano in cui può rispecchiarsi. Per i lettori più giovani titoli come Il gabbiano Jonathan Livingston o Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare di Luis Sepúlveda parlano di esclusione, coraggio e ricerca del proprio cammino.
Quando un libro smette di essere un compito e diventa un’esperienza in cui riconoscere qualcosa del proprio vissuto, i ragazzi si lasciano coinvolgere molto più facilmente. Non esiste il libro giusto per tutti: la stessa storia parla in modo diverso a ciascun lettore. Ed è proprio questa la vera ricchezza della lettura.
4 consigli pratici per genitori (per arrivare a settembre senza scontri)
Dal punto di vista educativo, alcuni piccoli accorgimenti possono fare la differenza:
- Non trasformare la lettura in un terreno di scontro. Evitare frasi come “Se non leggi non imparerai mai a scrivere bene” o “Alla tua età io leggevo molto di più”. Soprattutto resistere alla tentazione di fare il riassunto al posto loro perchè sappiano affrontare almeno con qualche contenuto la verifica di settembre: quel percorso appartiene ai ragazzi.
- Dare l’esempio. I figli imparano molto più dall’imitazione che dalle raccomandazioni: se vedono un adulto leggere con piacere, il libro smette di essere solo un compito scolastico.
- Parlare dei libri come si parlerebbe di un film. Invece di chiedere “Quante pagine hai letto?”, meglio domandare “Quale personaggio ti ha colpito?” o “Tu come avresti reagito?”. In questo modo la conversazione diventa un confronto, non un’interrogazione.
- Accettare che non tutti i libri piacciano a tutti. Succede anche agli adulti. Se un ragazzo sa spiegare perché una storia non lo ha coinvolto, sta già diventando un lettore critico.
Vale la pena non mollare sulla lettura. E’ l’unica materia che aiuta a migliorare in tutte le altre: diverse ricerche, come l’indagine internazionale PISA dell’OCSE, dimostrano che i ragazzi che leggono per piacere ottengono risultati migliori nella comprensione del testo e, indirettamente, in tutte le altre discipline. Forse il compito della scuola e della famiglia non è decidere quali libri i ragazzi debbano leggere, ma aiutarli a diventare lettori capaci di distinguere una storia che intrattiene da una storia che trasforma. I classici e le migliori opere contemporanee non competono tra loro: dialogano e continuano insieme a parlare al cuore e all’intelligenza delle nuove generazioni.
Un esempio in classe: il viaggio di Ulisse e la lettura come esperienza condivisa
La teoria trova conferma nella pratica didattica quotidiana. In molte scuole, i compiti estivi di lettura vengono ripensati non come un compito da verificare pagina per pagina, ma come un’esperienza di condivisione. Anche il modo di verificare la lettura è cambiato negli anni: non si tratta più di accertarsi che il libro sia stato letto davvero, individuando dettagli marginali della trama, ma di capire cosa quel libro ha lasciato nello studente.
Itaca di Konstantinos Kavafis come punto di partenza
Un esempio di percorso di lettura particolarmente efficace l’ho realizzato con una classe del triennio. Il primo giorno di terzo liceo, in classe, è stata letta la poesia Itaca di Kavafis — un testo che parla del viaggio, delle difficoltà, degli ostacoli e del senso stesso del percorso. Non a caso: i ragazzi stavano iniziando il triennio, tra aspettative e qualche timore.
Dopo un momento di confronto, agli studenti è stato chiesto di riscrivere la poesia dal proprio punto di vista, immaginando cosa si aspettassero dal “viaggio” del triennio. È stata poi proposta una lista di libri legati al mito di Ulisse, ciascuno accompagnato da brevi presentazioni di temi e trame. I ragazzi hanno scelto autonomamente cosa leggere, chi guidato dall’interesse per la storia, chi dalla lunghezza, chi dalla curiosità.
Dopo la lettura, la classe ha dedicato del tempo alla condivisione. Ogni studente ha portato un passaggio significativo del libro scelto, collegandolo alla propria esperienza personale. Ne è nato un confronto ricco e partecipato. Al termine del percorso, ogni studente ha “donato” il proprio libro a un compagno, come simbolico passaggio di testimone.
Alcuni anni dopo, in occasione dell’esame di maturità, agli stessi studenti è stata restituita la lettera scritta in terzo liceo, chiedendo loro di scriverne una nuova alla luce del percorso compiuto: un momento intenso, che ha permesso a ciascuno di rileggere la propria crescita.
L’obiettivo è far vivere il testo, non soltanto studiarlo. Esperienze come questa confermano una convinzione semplice ma spesso dimenticata: i libri funzionano davvero quando diventano parte dell’esperienza degli studenti, non quando restano soltanto oggetto di verifica. Con qualche accorgimento — e un po’ di pazienza — anche l’estate più “impossibile” può trasformarsi nell’occasione giusta per far nascere un lettore.








